Corrispondenza

Giuseppe Piroli a Giuseppe Verdi, 12/03/1877

Data

Data
Roma, 12 marzo 1877

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
[Genova]

Tipologia

Lettera

Descrizione fisica

Un bifolio, due facciate e quattordici righe scritte.

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-PAas

Trascrizione


                                                                                            Roma 12 marzo 1877
   Car.mo Verdi

L’ultima volta che vi ho scritto la mia lettera si è incontrata colla vostra, ed almeno in parte rispondeva in prevenzione alle domande che mi ponevate: per parte mia vi manifestava il desiderio di sapere le vostre determinazioni intorno alla gita a Roma e ad altro a cui sembravate inclinato nel settembre e sono andato differendo a scrivervi nell’aspettazione di qualche riscontro. La carissima vostra ultima mi risponde indirettamente, e ciò basta; ma non mi toglie il sospetto che la lettera mia sia andata perduta , e ne sarei dispiaciuto assai se non altro perché intanto ho dovuto parervi trascurato nel darvi mie notizie, o peggio mentre nella maggior parte dell’anno stiamo lontani, e la penna è il solo mezzo per farci ritenere quasi presenti. Io sono occupato al Consiglio di Stato ma non tanto che non mi resti il tempo, già dato alle faccende parlamentari, di occuparmi divertendo a studi meno aridi e più geniali. Così fossi in grado di darvi tutta la giornata, e levarmi di mezzo ad una condizione di cose non so se più abbietta, o pazza, ma sempre deplorevolissima. Passerà, ma non per ora, ed il peggio è che il primo mutamento che appare di lontano non può avvenire che in una direzione sempre peggiore. Il malcontento del paese ha resa assai agevole all’attuale ministero d’ottenere una maggioranza; ma il Nicotera ha dirette le elezioni in modo che tra candidati dello stesso partito oggi ministeriale la scelta cadesse sopra persone strette da vincoli personali, e di interessi d’ogni maniera ad esso, onde è venuto che la Camera più che ministeriale è Nicoteriana: se così non fosse a quest’ora si sarebbe già compiuta una modificazione ministeriale più rassicurante per gli interessi vitali del paese; mentre oggi chi domina è Nicotera, o come già la chiamano, la nuova consorteria progressista si compone in gran parte di gente ignorante, che presume progredire senza conosce re il punto di partenza, e d’altra parte la necessità in cui è il Ministero di mantenere una parte delle promesse che non potrà effettuare se non in una misura molto limitata, voi vedete che la prospettiva si fa sempre più scura ed incerta. I moderati sono nella Camera pochi in numero, ed impotenti a far fronte alla corrente; anzi e pel minor male sono costretti a tacere, perché il solo vincolo che tiene per ora ed apparentemente uniti i progressisti, è l’odio verso il partito vinto il 18 marzo, e questo ha interesse che i nuovi elementi si svolgano liberamente, e si designano nettamente i programmi delle varie frazioni della novella maggioranza. Vedremo! Dunque non verrete a Roma! Certo che non vi trovereste bene perché anche nel Senato si è introdotto un elemento vincolato per interesse all’attuale amministrazione, ed il compito di quell’alto consesso si è fatto assai malagevole e nondimeno è ancora la sola ancora di salute non perché debba spiegare una opposizione partigiana, ed ad ogni costo, ma per temperare e regolare il nuovo indirizzo giusta le legittime esigenze della cosa pubblica; ma veggo che avete impegni che vi chiamano altrove. E specialmente relativamente alla vostra gita a Cologne, vi dirò che circa un mese fa il Sella mi aveva fatto pregare di scrivervi per sapere se andavate ed ad interpormi per rappresentarvi tutti i motivi che anche politicamente facevano desiderare il vostro intervento a quella solennità musicale: io risposi recisamente con un dilemma; o il Verdi (dissi) ha deliberato di andare ed è inutile ogni ufficio; o ha motivi per non accettare l’invito, e non sarei io certo che vorrei assumere la parte dell’importuno e di consigliarlo a far cosa che gli ripugnasse; e così me ne sciolsi. Ora vedo con grande piacere che avete accettato l’invito, e dirigerete in persona la vostra Messa, e se in mezzo al trionfo che vi aspetta vi ricorderete di me gradirò una vostra parola che mi dica se a sarete stati rimasto soddisfatto. Ringraziate la s. Peppina e ricambiatele l’espressione dei sentimenti della mia amicizia e del mio rispetto: odo con compiacimento i progressi della sr. Maria, e come corrisponda degnamente e pel carattere e per volontà alle cure ed all’affetto vostro e della s. Peppina, e vi prego a salutarla a mio nome – Quanto al vostro dolce far niente, dopo il tanto che avete fatto, quando per pur fosse ve lo invidierei; ma non lo prendo alla lettera, e sebbene non attri buisca alcun peso alle voci che vi occupiate d’un nuovo spartito (chi lo vuole un Nerone, chi un Giulio Cesare, chi altra cosa) spero che non vorrete aver chiusa la vostra carriera, e che il vostro genio si manifesterà ancora con altre produzioni. Conservatemi la vostra benevolenza, ed abbiatemi sempre
                                                                                            il vos. aff mo a Piroli

Note



Posseduto Insv


Bibliografia
Carteggio Verdi-Piroli, a cura di Giuseppe Martini, Edizione nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2017, tomo II, n. 406, pp. 568-569

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