Corrispondenza
Edoardo Antonio Mascheroni a Giuseppe Verdi, 12/05/1893
Data
- Data
- Trieste, 12 maggio 1893
Luogo di destinazione
- Luogo di destinazione
- [Sant'Agata]
Tipologia
- Lettera
Descrizione fisica
- Tre bifolii, undici facciate scritte.
Ubicazione presso il soggetto conservatore
- Ubicazione
- I-PAas
Trascrizione
Trieste 12 Maggio 1893
Amatissimo Maestro
Un altro grande trionfo di Falstaff: Ella può immaginare con che gioia le scrivo questo. A forza di dirigere il Falstaff finirò come il Maurel per credere di averlo scritto io, e qui dandole l'annunzio dei trionfi di Falstaff mi sembra di annunziarle un mio successo. –
Non è stato quello che si dice un successo, ma un delirio, un entusiasmo incredibile, un apoteosi del Suo (per ora) ottimo capolavoro.
Non so descriverle la serata di jer sera. Tutti ci eravamo commossi. Una lunghissima immensa orazione al reame di Verdi prima che principiasse l'opera, appena io mi sono presentato in orchestra. Che evviva, che urli, che casa del diavolo.
L'esecuzione bene: accurata, calda, disinvolta per parte di tutti gli artisti; salvo qualche piccolo neo, inavvertito dal pubblico: la mia orchestra ha fatto prodigi ed ha pure avuto un gran successo. – Per la cronaca: bissato il quartettino, il monologo di Ford, quattro volte "Quand'ero paggio". Chiamate a tutti gli atti agli artisti ed al direttore d'orchestra il celebre Mascheroni (che sant [.....]).
Già cominciano a chiamarmi celebre ed io a lungo andare finirò per essere persuaso della mia celebrità.
Il successo anzi il trionfo di Falstaff di jeri sera ha fatto il miracolo di rappacificarmi col Maurel. Davvero? Sì proprio e di questa pace Ella certo sarà lieto. Ed ecco come. al primo piano nobile s'intende, dove vanno i gran signori e gli artisti e maestri celebri. –
Questa mattina verso le otto per un bisogno urgente esco di camera con un bel giornale in mano e mi avvio in pantofole e maniche di camicia... là ove tutti siamo uguali dinanzi a Dio e agli uomini: mentre prendo la maniglia per entrare con una certa premura (le dissi che il bisogno era urgente) ne esce il Maure che si teneva su i calzoni colle mani e colla faccia ispirata come di uno che si sia recentemente sollevato da un gran peso; rimaniamo lì un momento a guardarci nel bianco degli occhi, lui abbottonandosi i calzoni, io equilibrandomi un poco sulla gamba sinistra un po' sulla destra... finalmente il Maurel apre la bocca "Che successo neh!" – "Colossale" "Sono molto contento" "Ed io arcibeato". Infine una gran stretta di mano, un abbraccio e una per la bella figura che facciamo, e la pace fu giurata su quell'altare sacrato per quanto poco profumato. Ed anch'io poco dopo mi sono sentito sollevato di un grave peso –
Le ho mandato i giornali della mattina, le manderò stasera quelli della sera. Come vede quelli della mattina portano bene al Falstaff. – Mi si disse che stanotte partirono innumerevoli corrispondenze telegrafiche per Vienna e Berlino, e tutti recanti notizie entusiastiche e del suo successo anche a Trieste –
Temo di averla annojata con questa mia: vorrei (se non sono indiscreto) trovare due sue righe al mio arrivo a Vienna Hofoper oppure al Grand Hotel. Mi pare che quando arrivo in una città e trovo Sue lettere, ciò mi porta fortuna. Certo mi fa un immenso piacere. —
Mille cose affettuosissime e reverenti a Lei, mio amatissimo Maestro, ed alla cara Sua Signora Peppina.
Devmo Affmo
E.Mascheroni
Note
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Posseduto Insv
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Media








Edoardo Antonio Mascheroni a Giuseppe Verdi, 12/05/1893
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