Corrispondenza

Giuseppe Piroli a Giuseppe Verdi, 17/05/1870

Data

Data
[Firenze], 17 maggio [1870]

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
[Sant'Agata]

Tipologia

Lettera

Descrizione fisica

Un bifolio, quattro facciate scritte

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-BSAv

Trascrizione

                                                                                                            17 maggio
Carmo Verdi!

I quaranta circa giovani che si erano raccolti armati per andare a liberar Roma dal papa e dai Francesi ed a vendicare Mentana sono stati circondati e fatti prigionieri dalle truppe che mosse da più parti in numero di 2000 erano state messe sulle loro traccie: ora resta da pagar l’oste: e per un centinajo di lire tagliate di qua e di là nei bilanci nostri, e che metteranno sul lastrico qual che famiglia, pagheremo parecchie centinaja di milliaja nelle spese occasionate dai movimenti di truppe nella Toscana e nella Calabria; avranno un processo ed una probabile assoluzione da parte dei giurati; e una linea di più nella storia delle nostre pazzie; dico nostre perché da qualunque partito vengano è pur sempre il paese che le vede registrate nel conto del suo dare ed avere.
Si avvicina la discussione dei procedimenti finanziari. La Commissione e il Ministro sono in gran parte d’accordo, ed è sperabile che ne esca qualche cosa di sopportabile, che ci accosti al miglioramento delle nostre Finanze. Non è difficile che io abbia necessità di stare con voi alcune ore, e per ciò debba dare una corsa a S. Agata. La Legge sulla proprietà letteraria, ed il regolamento relativo hanno data occasione a molte questioni. Il Consiglio di Stato ha dati più pareri; e tanto pel Regolamento quanto nelle diverse pratiche successive io fui sempre relatore. Partendo dal principio che la legge aveva voluto proteggere ed estendere i diritti di autore, le risoluzioni nostre furono sempre nel senso di interpretare ed applicare la legge in questo senso. Ma il Ministero, e con esso lo Scialoja, che fu relatore della Commissione di cui voi pure eravate membro, hanno spiegata una opinione diversa: altre questioni stanno ancora senza risoluzione. Ora il Ministro vuol proporre una nuova legge, e ieri mi ha fatto sapere che, per suggerimento del Ministro di Grazia e Giustizia, vorrebbe che prima di presentarla io la esaminassi; e gli facessi conoscere le mie osservazioni. Io non ho saputo ricusarmi ad accettare anche questo incarico, poiché sono ormai troppo avanti nella strada, che non mi resta che ad aspettare l’ultima soma, sotto la quale, come l’asino della favola, cadrò senza potermi rialzare. E come preveggo che avrò bi sogno del consiglio vostro così, ove io possa domandarvene per iscritti, vi pregherò: se il lavoro non consentisse di sciogliermene per lettera, o vedessi che conferendo a voce potesse tornare più utile, e meno incomodo anche a voi, verrò a S. Agata, ed anticiperò parte di quel soggiorno presso voi che anche in quest’anno mi riprometto per le vacanze. E Corticelli, vive? Sta bene? Ricordatemi a lui. Quasi dimenticava un altro argomento del quale non volevo scrivervi, ma non ho potuto ricusarmi, alla fine, di parlarvene per non andare in contro alla taccia di lesa maestà verso i nostri parmigiani. Il Maestro Dacci di Parma mi fa scrivere che ha condotto a termine un suo lavoro musicale sul Ballo in mascheralavoro che dovrebbe essere eseguito nell’occasione della Esposizione Artistica che avrà luogo in Parma nel 7bre; egli vorrebbe essere autorizzato a dedicarlo a Voi. Io alla prima lettera, che mi scrissero quando eravate a Parigi, risposi che non vi trovavate in Italia e che del resto toccan do questo tema ai diritti di proprietà sullo spartito sarebbe stato necessario che il Dacci si intendesse direttamente col proprietario che è il Ricordi; ma la mia risposta non ha valso a nulla: una nuova lettera mi replicava che il Maestro Dacci si era inteso col Ricordi, e si insisteva perché volessi intercedere presso di voi il nostro consenso. Ed ecco fatto. Io conterei di essere a Parma sabbato; e se non vi disturbasse il farmi un cenno di ciò che dovrei rispondere se, come prevedo, ne fossi domandato, scrivetemi. Se no, io mi terrò sulle generali, e me ne ritornerò a Firenze senza più parlarne o scriverne.
   Offerite i miei affettuosi saluti e il mio rispetto alla Signora Giuseppina e abbiatemi sempre con perfetta amicizia vost. aff. a. Piroli

P. S. Mentre sto per chiudere la lettera odo che una nuova banda si è pre sentata in Garfagnana, e si è battuta colle guardie nazionali ed i carabinieri!!

Note

Posseduto Insv
Fotocopia (n. 20/41)

Bibliografia
Carteggio Verdi-Piroli, a cura di Giuseppe Martini, Ed. nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2017, I, n. 2360, pp. 251-252

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