Corrispondenza

Edoardo Antonio Mascheroni a Giuseppe Verdi, 13/08/1893

Data

Data
Brescia, 13 agosto 1893

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
[Busseto]

Tipologia

Lettera

Descrizione fisica

Un bifolio, quattro facciate scritte.

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-PAas

Trascrizione


Brescia 13 Agosto 1893

Amatissimo Maestro

     Non mi dilungo a dirle che immenso piacere ho provato nel ricevere la sua bella e gradita lettera: ho bisogno di dirle subito che il successo colossale di ieri sera che avrà appreso da un telegramma di Giulio, ha superato ogni suo desiderio. Non esagero: in nessun teatro, neppure alla Scala il pubblico è entrato sì presto e così sinceramente nello spirito dello spartito. Intelligenti (non credo di dire) non intelligenti, platea, scalini, loggione, tutti si sono divertiti da principio alla fine. Infine un trionfo ma proprio di quelli che fanno epoca nella storia di un teatro. 
Esecuzione eccellente sotto ogni riguardo, perfino l'orchestra da me tanto calunniata ha filato a meraviglia. – C'è stato in tutta l'esecuzione un impegno, un calore, una comicità così giusta, senza trascendere a banalità, un così bell'equilibrio che sono sicuro che Ella, amatissimo Maestro, ci sarebbe rimasto contentissimo, e forse anch'io avrei ottenuto da Lei 10 sconti con lode.
Teatro rigurgitante: incasso mai più raggiunto. – Impresario felice, Giulio beato e colle lagrime agli occhi dalla contentezza. – Tutti gli artisti che Ella conosce molto bene; il Pessina ha cancellato tutte le previsioni pessimistiche: ha fatto un Falstaff non così intellettuale come il Maurel, mancante in qualche punto di finezze, e nel monologo dell'onore, e nel "Quand'ero paggio" (del resto bissato) ma in generale in tutta l'esecuzione si è conservato ad una altezza rispettabile. Senza dividere gli entusiasmi di Giulio, sono rimasto contentissimo di lui: le comari egregiamente anche la nuova Meg. – La cronaca della Scala la può leggere sui giornali di quì che le invio. – Oh perché non c'era Lei, nascosto in un palchetto, sono certo si sarebbe divertito. –
Infine le ripeto il Falstaff è stato compreso, e l'entusiasmo è arrivato ad un diapason altissimo. Stasera si prevede una prova colossale.
A Brescia non si parla d'altro che del successo di Falstaff, e l'impresario farà denari a capellate.
Ieri sera fra noi artisti non si faceva altro che dire: se ci fosse il Maestro! – So che la Deputazione del Teatro di Brescia vi ha telegrafato: Spero che Ella si degnerà di spendere una parola, ed io l'ho incoraggiata a sperare. Ho fatto male? –
Infine per cambiare spero che anche questa volta non ho demeritato della sua fiducia. – Ora non ho altro desiderio che quello di cominciare al più presto le prove dell'altra opera nuova, non quella in sei atti, ma quell'altra che Lei sa. – Non dica nulla alla Signora Peppina, diversamente sarebbe capace di togliermi la benedizione che mi ha mandato in nome del pover Papin.
    I miei ossequi all'ottima e cara Signora Peppina, a Lei Maestro l'effusione della mia venerazione e del mio figliale affetto e mi creda 
Zanardelli e Bazzini Le                                                                 Affmo
Mandano i loro ossequi                                                              E.Mascheroni                                                                                    
                                                                                                     
 

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Edoardo Antonio Mascheroni a Giuseppe Verdi, 13/08/1893

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